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Giorgio Seveso
DENTRO L'ARTE DI OGGI A cavallo del secolo, a cavallo del millennio. Ce n’è abbastanza per rendere più che notevoli e più che solenni gli anni che stiamo vivendo, soprattutto per chi, come gli artisti e i poeti del visivo, viva immerso nelle cose del mondo con la mente, i sensi, il cuore spalancati.  Ecco perché, oggi, fare arte acquista un sapore e una valenza particolari, sapendo che lo sguardo dell'artista è quello del poeta della forma e dell’immagine, e si appunta sulle cose che ci circondano, sul presente della realtà dell’uomo, facendone emergere aspetti e profondità inedite, illuminandone e chiarendone lati meno veduti, vibrazioni insospettate. Rivelandone, insomma, tutta la complessità, tutto ciò che si cela sotto le apparenze banali e normali del presente e della vita. E lo fa, questo sguardo “speciale”, più con il tono della domanda, della questione aperta, della pluralità di visioni che con la perentoria certezza dell’asserzione, con la sicurezza coerente e proterva di chi ha capito ogni risposta. Anzi, è proprio il dubbio, proprio la messa in discussione di ogni dato conoscitivo e sentimentale apparentemente acquisito a costituire la polpa stessa della sua natura intima, la conseguenza principale delle sue suggestioni e fascinazioni. Non sono forse anche questi - l’incertezza, la fine di ogni infallibilità e di ogni sicurezza - i veri toni epocali di questo nostro passaggio di millennio? Dunque è la natura stessa delle cose che si riflette nelle elaborazioni dell'artista, nelle sue immagini interrogative, e lo porta a diventare, secondo l’aforisma di Maiakovski, una sorta di lente d’ingrandimento puntata, appunto, sulla realtà vera, sulla realtà fenomenica delle cose e del mondo così com’è, così come essa definisce e connota l’ambiente, le situazioni, l'esistenza...   L’ARTE CONTEMPORANEA COME OMOLOGAZIONE DI LINGUAGGI Un tema sul quale sono impegnato da molti anni è quello di una critica radicale al concetto di arte contemporanea, così come si è venuto affermando nella nostra cultura. L'accezione comune prevalente, infatti, considera arte contemporanea solo un dato insieme di linguaggi, di modalità e di tendenze: quelle e non le altre, anche se opera di artisti giovani e meno giovani anch'essi attivi nel contemporaneo. Arte contemporanea, dunque, come stile, come appartenenza a ben definiti gusti e scuole, come sistema dell'arte che esclude pregiudizialmente ogni tendenza non omologata, considerando tali diversità come appartenenti alle riserve indiane dell'eclettismo o del tradizionalismo o, ancora, di un'attività estetica priva di reali rapporti con lo spirito dei nostri tempi. Rispetto a una simile concezione del contemporaneo, occorre ribellarsi con tutta la forza e l'energia plastica e poetica dei moltissimi artisti di oggi che non intendono partecipare alla gran fiera mediatica di mercati e vanità, di mode culturali e complicità con i cartelli internazionali affaristico-museali occupati a dettare le linee prevalenti nelle grandi istituzioni della "fabbrica dell'arte". Occorre, insomma, affermare che è contemporanea, a pari dignità e valore, ogni arte, ricerca, esito espressivo e formale capace di esprimere compiutamente un talento reale, un risultato plasticamente e poeticamente valido...     L'ARTE CHE PIU' MI INTERESSA Sono molti e complessi i linguaggi, distinti e unici per regole d’espressione, riferimenti e radici culturali, capaci di toccare gusti e disgusti, di evocare amori e repulsioni, gioie e angosce diverse...  Noi pubblico dobbiamo dare a ognuno di questi linguaggi il tempo e l’attenzione per trasmettere appieno le “parole” e i sensi di cui si sono caricati, pure se, davvero, il nostro presente non sembra favorevole in generale all'arte e alla riflessione poetica che essa comporta. Al punto che, tra crisi etiche e crisi economiche, tra cadute di valori e appiattimenti delle consapevolezze umane nelle guerre e nelle avidità, nella malafede e negli egoismi sociali, si direbbe che il mondo, in questa cerniera di decenni tra il secondo e il terzo millennio, viva oggi una inquietudine di massa inaudita tra vecchie e nuove contraddizioni, tra disuguaglianze mostruose, tra violenze, speranze e disperazioni di ogni tipo. Per questo, nel lavoro degli artisti che a fronte di tale situazione sentono una sorta di responsabilità etica, c’è la scelta di un'arte che in qualche modo s'impegna in senso ideale, c'è un potenziale poetico di affermazione dell'uomo e delle sue ragioni. E questa scelta assume un ruolo che, nell'inquietudine di questi nostri tempi così contraddittoriamente divisi tra preoccupati turbamenti e svagati edonismi, vuole anche invocare contro ogni contraddizione la sopravvivenza stessa dell'immaginario dell'uomo, la straordinaria vitalità  della sua aspirazione alla poesia, alla bellezza, alla fantasticazione malgrado il freddo primato delle leggi economiche e delle impassibili regole del progresso. Proprio questa è l'arte che mi piace, che mi prende, che mi interessa. Sono proprio gli artisti meno orientati al cinismo e rassegnati alle mode culturali, ancora aperti oggi, senza riserve, al fervore ideale che è loro proprio. Gli artisti suggestivamente e generosamente portatori di utopie e di speranze autentiche. In nome e per conto di noi tutti, senza soltanto giocare con il talento e con il gusto. Gli artisti che amo, che trovo indispensabili, sono quelli ancora capaci di contribuire in qualche modo con le loro immagini a una critica autentica della realtà, a una indagine vera del pensiero e delle cose umane. Con la forza del loro libero immaginario, con la persuasività della poesia...
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